7 febbraio 2010

L’acqua è di tutti? Pdl, Lega e Udc permettendo… vediamo se stavolta hanno il coraggio di votare contro!

Il Consiglio Provinciale di Monza e Brianza ha recentemente approvato all’unanimità una mozione contro la privatizzazione dell’acqua, frutto di un lavoro di mediazione scaturito e stimolato da una richiesta delle opposizioni di centro-sinistra.

Tra le dichiarazioni di generale apprezzamento e soddisfazione, spicca anche quella – entusiastica – del besanese Luca Viviani, consigliere provinciale della Lega Nord (“Il Giorno”): “Questo è un nuovo modo di fare politica, speriamo sia seguito da altri passi in consiglio”.
Ben diverso è invece l’atteggiamento mostrato da tutti i consiglieri di maggioranza (PDL, Lega ed UDC) di Besana in Brianza, che nell’ultimo Consiglio Comunale (21 dicembre), oltre ad aver votato contro la mozione proposta da Insieme per Besana, hanno nel contempo rifiutato qualsiasi ipotesi di confronto e di mediazione.

A stupire è soprattutto il voto contrario della Lega Nord, da sempre ostile ad ogni ipotesi di privatizzazione dell’acqua: basti ricordare che a Treviso, uno dei comuni più leghisti d’Italia, un’analoga mozione del PD locale è stata approvata nel giro di cinque minuti, senza nemmeno il bisogno di discussioni.

Ma evidentemente a Besana il calcolo politico ha prevalso sulle questioni di principio: il PDL vota contro la mozione a sostegno del Cardinale Tettamanzi, duramente ed ingiustamente criticato dagli uomini della Lega, e in cambio la Lega offre il proprio voto contrario alla mozione contro la privatizzazione dell’acqua, che di fatto mette in discussione un decreto approvato (con un colpo di mano) dal PDL nazionale. E l’UDC? In entrambi i casi si adegua, “vaso di terra cotta costretto a viaggiare tra molti vasi di ferro”.

Ma la nostra battaglia non si ferma qui.

L’acqua è un bene troppo prezioso per consentire che esso venga lasciato nelle mani dei privati e che i calcoli politici prevalgano sugli interessi della comunità.

Per questo motivo abbiamo deciso di proporre all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale una nuova mozione [clicca qui per leggerla], che riprende da vicino quella votata all’unanimità dal Consiglio Provinciale, nell’ottica di una politica di collaborazione tra gli Enti locali: staremo a vedere se gli esponenti locali del centro-destra decideranno, ancora una volta, di esprimere il loro voto contrario…

7 febbraio 2010

Il decreto Ronchi privatizza l’acqua: ecco come e perché

Pubblichiamo alcune riflessioni sul “decreto Ronchi” a cura di Luca Radaelli

Il decreto legge 135 del 2009, approvato per l’ennesima volta grazie ad un voto di fiducia, prevede una evidente privatizzazione dell’acqua, tramite:

  • il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali, tra cui l’acqua, a: (a) società private; (b) società miste a partecipazione pubblica-privata, con l’obbligo che l’incidenza della componente “privata” non sia inferiore al 40%; · la cessazione obbligatoria delle gestioni “in-house” (vale a dire svolte in modo diretto dalle pubbliche amministrazioni, senza il coinvolgimento di operatori economici) entro il 31 Dicembre 2011;
  • la cessazione obbligatoria degli affidamenti diretti a società a partecipazione pubblica entro il 31 Dicembre 2012 qualora non si riduca, entro la stessa data, la quota di partecipazione pubblica ad un livello inferiore al 30%;
  • la totale assenza di indicazioni di come l’autorità di controllo (Co.Vi.Ri.) possa eventualmente controllare e sanzionare comportamenti scorretti, illeciti o semplicemente lesivi dei diritti del cittadino.

Vorremmo qui fornire alcuni elementi, di merito, contrari alla strategia messa in campo dalla coalizione di centro-destra (PDL e Lega) nazionale e sostenuta compattamente a livello cittadino:

  • il provvedimento è stato votato in assenza delle prerogative di urgenza tipiche dell’utilizzo del decreto legge, essendo assente ogni indicazione di una direttiva comunitaria che intimi ai singoli stati la liberalizzazione dei cosiddetti SII (Servizi Idrici Integrati, cioè captazione, adduzione, distribuzione, depurazione e gestione fognature), ma anche semplicemente di una sentenza comunitaria (risultano unicamente delle infrazioni indotti da singole gare di affidamento);
  • la qualità dell’acqua erogata dai nostri rubinetti è eccellente, come è dimostrato sia dai continui controlli effettuati (contrariamente a quanto avviene per le acque minerali) sia dalle fonti dalle quali è prelevata (in Italia l’85% è prelevato da falde, contrariamente ad una media europea del 70-88% che vede come fonte i fiumi e i laghi); · nelle zone in cui la privatizzazione è già avvenuta si è registrato un aumento delle tariffe, ben superiore a quanto è avvenuto dove la gestione è pubblica e a quanto giustificabile dal livello dell’inflazione;
  • grazie al “decreto Ronchi”, vi sarà la totale impossibilità dei livelli locali (Comuni, Province, Regioni) di influenzare le scelte delle società di gestione private, che si andranno a spartire il mercato (le maggiori sono le francesi Veolia water, Suez e Saur e la tedesca Thames Water, già ampiamente presenti sul territorio italiano);
  • nel “decreto Ronchi” mancano chiare indicazioni sulla partecipazione dei privati alla manutenzione e alla evoluzione della rete di distribuzione, con il rischio che gli investimenti rimangano in capo totalmente al “pubblico”. E’ opportuno qui ricordare che la media delle perdite del sistema idrico italiano si attesta intorno al 30% (valore assolutamente migliorabile), ma che è unanimemente riconosciuto come fisiologico un livello di perdite attestato, a secondo dell’anzianità degli impianti, da un minimo del 10% ad un massimo del 20%;
  • l’impressione è che si voglia “buttare via il bambino con l’acqua sporca”: se è vero che si registrano alcuni casi nei quali le società di gestione pubblica non stanno operando in modo, come si ama dire, “efficace ed efficiente”, è però altrettanto vero che esistono decine e decine di casi, tra i quali quelli delle province di Monza e Brianza e di Milano, dove la gestione è indubbiamente e inconfutabilmente a vantaggio delle tasche e della salute dei cittadini.

Ci auguriamo quindi che anche il Sindaco, gli Assessori ed i Consiglieri di maggioranza di Besana in Brianza vogliano unirsi, anche se tardivamente, a favore di questa campagna, sostenuta da una iniziativa di legge popolare a favore “dell’acqua pubblica” (oltre 400.000 firme raccolte, ma la proposta giace in Parlamento dal 2007: la famosa volontà popolare….) e da innumerevoli comitati di cittadini attivi e partecipi su tutto il territorio nazionale, indipendentemente dai rispettivi partiti di appartenenza (la famosa attenzione al territorio ed alle sue iniziative…).

Non ci sembra di chiedere la luna, visto che Roberto Formigoni ha recentemente affermato che la Regione Lombardia “intende difendere” la propria legge di regolamentazione dell’acqua pubblica (26 Novembre 2009) e l’Assessore Buscemi (Assessore Regionale alle reti, ai servizi di pubblica utilità e allo sviluppo sostenibile) ha successivamente dichiarato (9 Dicembre 2009): “….sosterremo l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) nella sua richiesta di modifica del decreto Ronchi in materia dei servizi idrici…”.

21 gennaio 2010

Non passerà in Brianza la privatizzazione dell’acqua

Non passerà in Brianza la privatizzazione, meglio il federalismo dell’acqua. Il Consiglio provinciale di Monza approva mozione unitaria

Monza, 21 gennaio 2010  – “ La mozione che tutto il consiglio ha votato oggi nata da una iniziativa del Pd, riconosce l’acqua come bene pubblico e soprattutto tutela e valorizza le società pubbliche presenti sul territorio. E’ molto meglio per tutti i brianzoli che il Consiglio provinciale tuteli il buon servizio che abbiamo oggi, considerato che qui si paga meno che nel resto d’Italia e che gli investimenti per migliorare la rete vengono fatti.  Non vogliamo in futuro pagare di più e avere meno investimenti. Meglio il federalismo dell’acqua”.

Lo dichiara Gigi Ponti, capogruppo del Pd in Consiglio provinciale dopo l’ok da parte dell’aula di Palazzo Grossi alla mozione sottoscritta da tutti i capigruppo di maggioranza e minoranza. Il testo ha preso spunto da una mozione presentata nell’ottobre scorso dal consigliere del Pd Mimmo Guerriero.

“Siamo molto soddisfatti – ha aggiunto Ponti – perché con la mozione la Provincia si impegna a scongiurare la riduzione progressiva, introdotta dal governo,  della presenza del pubblico nelle società che gestiscono la risorsa idrica. Diamo atto anche al presidente Allevi di aver prorogato l’attuale gestione del servizio nell’attesa di linee guida da parte di Regione Lombardia, che, lo ricordiamo, nel 2009 si è dotata di una legge in gran parte condivisa con comitati di cittadini e sindaci”.

23 dicembre 2009

Auguri

Sergio Cazzaniga e Insieme per Besana vi augurano un sereno Natale e un 2010 di Pace.

18 dicembre 2009

Mozione di solidarietà al cardinale Tettamanzi

Il gruppo Insieme per Besana propone la seguente mozione congiunta al Consiglio comunale di Besana in Brianza:

Il Consiglio comunale di Besana in Brianza,
in seguito ai violenti e ingiustificati attacchi verbali rivolti al Cardinale di Milano Tettamanzi da parte di Roberto Calderoli, ministro della Repubblica italiana, e del quotidiano “La Padania”

ESPRIME

la propria solidarietà al Pastore della nostra diocesi ed esorta i politici ad avere un maggiore rispetto per tutte le figure istituzionali delle varie realtà religiose, a cominciare dalla nostra.

Besana in Brianza, 14 dicembre 2009

Il capogruppo
Sergio Gianni Cazzaniga

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AGGIORNAMENTO

Questa mozione è stata votata lunedì 21 dicembre 2009 in Consiglio comunale.
Le votazioni hanno visto il voto contrario, compatto e monolitico, da parte della maggioranza.
Favorevoli solo Insieme per Besana e Progetto Persona.
Su questo argomento il PDL ha fatto distinguo complicati per giustificare il proprio appiattimento sulla posizione contraria della Lega (ovviamente comprensibile). Ci chiediamo: l’UDC esiste ancora a Besana in Brianza? E in Consiglio comunale da chi è rappresentata?

13 dicembre 2009

Con la violenza non si fa politica

Insieme per Besana deplora l’atto violento di cui è stato vittima oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e condivide pienamente l’appello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che esprime «il più netto, rinnovato appello perché ogni contrasto politico e istituzionale sia ricondotto entro limiti di responsabile autocontrollo e di civile confronto, prevenendo e stroncando ogni impulso e spirale di violenza».

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Il gruppo Insieme per Besana propone la seguente mozione congiunta al Consiglio comunale di Besana in Brianza.

“Il Consiglio comunale di Besana in Brianza esprime la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio al quale va la sua unanime solidarietà. Esprime la propria condanna verso qualsiasi forma di violenza utilizzata in ambito politico.
Rivolge il proprio appello a tutte le forze politiche affinchè ogni contrasto politico e istituzionale sia ricondotto entro limiti di responsabile autocontrollo e di civile confronto, prevenendo e stroncando ogni impulso e spirale di violenza.”

Besana in Brianza, 13 dicembre 2009
Il capogruppo
Sergio Gianni Cazzaniga

7 dicembre 2009

Solidarietà al cardinale Dionigi Tettamanzi

Insieme per Besana esprime solidarietà al cardinale Dionigi Tettamanzi per i gravissimi e ingiustificabili attacchi subiti dal ministro Calderoli e da altri esponenti di rilievo della Lega Nord.

1 dicembre 2009

Chiediamo rispetto

I rappresentanti dei gruppi consigliari “Insieme per Besana” e “Progetto persona” rendono nota la propria scelta di non partecipare ai lavori della commissione Statuto e Regolamenti convocata per questa sera. Tale decisione è maturata in seguito alle ripetute manifestazioni di scarsa considerazione delle regole che disciplinano tale istituto di partecipazione ed alla palese mancanza di volontà collaborativa con le forze di opposizione.

La commissione è stata infatti convocata mercoledì 18 novembre per la nomina del Presidente, ben oltre il termine di 30 giorni dalla elezione della commissione stessa stabilito dal regolamento. Di fronte alla richiesta di attribuzione dell’incarico di Presidente ad un esponente dell’opposizione (come da tradizione nelle precedenti amministrazioni e come una buona democrazia ci insegna), la maggioranza ha opposto un fermo rifiuto, rivendicando per sè la presidenza di TUTTE le commissioni.

Non si è tuttavia giunti ad alcun risultato poichè l’assenza di un esponente della Lista Gatti, decretando una parità di voti tra maggioranza ed opposizione, ha reso impossibile l’elezione di uno dei due candidati.

Si è quindi giunti ad una seconda (tardiva) convocazione della commissione per questa sera, martedì 1 dicembre. Ancora una volta si è disatteso quanto previsto dal regolamento di commissione, con una convocazione scritta arrivata nel pomeriggio di ieri, lunedì 30 novembre, ben oltre il termine di 3 giorni antecedenti la data prescelta.

A questo punto, considerata la scarsa attenzione per i diritti di controllo delle forze di opposizione, riteniamo opportuno dare un segnale forte di disappunto non partecipando all’odierna seduta di commissione ed invitando il Sindaco e l’Amministrazione ad un maggiore maggiore rispetto dei diritti delle minoranze.

“Insieme per Besana”:
Maddalena Mauri
Simone Preda

“Progetto persona”:
Antonio Mauri

22 novembre 2009

Viva la famiglia numerosa (ma solo se è italiana)!

L’amministrazione Gatti annuncia ai giornali un giro di vite riguardo ai ricongiungimenti familiari degli immigrati: il numero di richieste è da considerarsi “esagerato” (questa la definizione dell’assessore Gallenda), quindi si provvederà ad una più puntuale verifica della sussistenza delle condizioni igienico-sanitarie per il rilascio del certificato necessario.

Peraltro (apprendiamo dallo stesso assessore attraverso il Giornale di Carate) la maggior parte di queste pratiche viene bloccata nei passaggi successivi. Ci si chiede allora: perché tutto questo allarme per il numero “esagerato” di richieste, se poi la gran parte di esse non viene accolta? Per quale motivo si è sentita la necessità di comunicare ai giornali la mera esecuzione di un atto amministrativo, che avviene in seguito alla emanazione di una circolare ministeriale che per la prima volta indica dei criteri univoci, visto che sino ad ora la decisione dei criteri da adottare era demandata alla discrezione di ciascun ente comunale? Non sarà forse l’ennesima ricerca di visibilità da parte della Lega Nord cittadina, che sente la necessità di rimarcare la propria presenza, e coglie qualunque occasione per comparire sui giornali?

Vorremmo allora fare una riflessione, in merito alla coerenza di chi si dichiara sostenitore della famiglia… Non sono forse famiglie, quelle che chiedono di essere riunite attraverso i ricongiungimenti? Non sono forse padri, quelli che hanno lasciato il loro Paese per cercare un futuro migliore, per sé e per i propri figli? Non sono forse mariti, quelli che chiedono di poter vivere insieme alle proprie mogli, e di vedere crescere i propri figli, per i quali hanno fatto tanti sacrifici?

Non meritano forse lo stesso rispetto che meritavano i nostri nonni, immigrati in Svizzera, in Germania, o addirittura oltre oceano? Certo, è più comodo parlare solo dei pochi immigrati che delinquono, di quelli che rubano e stuprano… E permettersi di utilizzare quello che è un atto dovuto per mera propaganda, per accreditarsi come tutore della sicurezza.

Il ricongiungimento familiare viene chiesto da chi nel nostro Paese ha un permesso di soggiorno, da chi ha un’occupazione e con il frutto del proprio regolare lavoro ritiene di avere la possibilità di mantenere i propri familiari nel nostro Paese. E spesso non riesce a ottenere il permesso di vivere insieme a loro perché le norme penalizzano chi ha più di due figli, pretendendo superfici abitative così ampie che spesso non sono alla portata nemmeno delle famiglie italiane, figuriamoci delle famiglie di immigrati che faticano a trovare anche una piccola casa.

Varrebbe la pena di preoccuparsi, durante i controlli, anche di chi (quasi sempre un italiano) fornisce alloggi non idonei, e controllare l’equità dei prezzi di affitto, perché chi sogna un futuro migliore non sia vittima di truffe o soprusi. Che sia italiano o straniero, non fa differenza. O no?

16 novembre 2009

Crocifissi e ordinanze: serve una riflessione

Il crocifisso sorridente dell'abbazia di LerinsRiguardo alla ordinanza N.64 del 12 novembre 2009, prot. n. 36659 , in qualità di capogruppo di Insieme per Besana, mi sento di fare le seguenti osservazioni.

Non mi risulta che le scuole besanesi abbiano espresso la volontà di togliere i crocifissi da aule o altri locali: quindi le dichiarazioni del Sindaco Gatti rilasciate al Tg5 sono false.

È poco coerente che un sindaco che ha pubblicamente offeso una celebrazione religiosa (la processione del Santo Crocifisso in occasione della festa patronale di Besana dello scorso ottobre è stata gravemente disturbata dalla presenza delle giostre piazzate a ridosso della basilica) adesso si faccia dissennatamente pseudo-paladino proprio di quel simbolo che ha dimostrato di non rispettare.

È altrettanto incoerente che si ergano a neo difensori della fede coloro che annualmente celebrano strani riti pagani, dai matrimoni “celtici” alle ampolle d’acqua del Po, e insultano pubblicamente il cardinale della nostra diocesi quando invita al dialogo e al confronto.

Un Sindaco che conosce la propria comunità, prima di prendere decisioni così invadenti discute il problema con i Dirigenti e con gli organi Istituzionali degli Istituti scolastici: in mancanza di questa attenzione al dialogo, compie un’azione di mera propaganda politica che con i valori civici e culturali ha poco a che fare.

I toni minatori dell’intervento del Sindaco Gatti, con le sue roboanti minacce di sanzioni amministrative, rischiano di fomentare atteggiamenti contrari a quelli voluti e favorire sterili polemiche che potrebbero creare motivo di scontro tra i genitori: a dieci giorni di distanza dalla sentenza della Corte europea non si sono verificati episodi spiacevoli nelle nostre scuole, quindi il Sindaco Gatti si assume la responsabilità di accendere il fuoco e gettarvi benzina.

Ritengo sia molto più corretto discutere la problematica proposta dalla sentenza con pacatezza e serenità con gli alunni delle nostre scuole, come sicuramente hanno fatto i docenti dei nostri Istituti, e favorire l’approfondimento che continuerà anche nelle famiglie della nostra comunità.

Ho individuato spunti interessanti di riflessione in questi testi:

IL CROCIFISSO CHE NON DISCRIMINA
(…) Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”). Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo. Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. (…)

Marco Travaglio da “Il Fatto Quotidiano” n°38 del 5 novembre 2009

UN CRISTIANESIMO SENZA FEDE
Sì, emerge ormai un cristianesimo senza fede intesa come quella adesione a Gesù Cristo che si traduce in una sequela, in una vita totalmente coinvolta nella sua vita fino, diciamolo chiaramente, alla croce. Ciò che invece conta ed è determinante non è più la sequela – questa faticosa, esigente, perseverante condotta di vita che si vuole secondo il vangelo – bensì il riconoscimento della civiltà cristiana, il saperne leggere e difendere l’eredità storica e culturale, l’esaltazione e la posta in rilievo dei suoi simboli. Non importa più la coerenza tra quel che si vive, personalmente e comunitariamente, e le esigenze poste da Cristo ai suoi discepoli in materia di sessualità, di matrimonio, di capacità di condivisione, di giustizia, di riconciliazione e di pace… in una parola: non si guarda più se in una persona sono presenti quelle “obbedienze” al vangelo che “fanno” il cristiano, nonostante e al di là delle fragilità umane che sempre lo accompagneranno; si guarda invece alla capacità di assumere il cristianesimo come identità culturale, come istanza religiosa nel pluralismo delle fedi, come possibilità di coesione in un mondo frammentario e diviso. (…) Occorre riconoscerlo con franchezza: le tensioni tra chiese e governi si accenderanno sempre più se il principio di laicità sarà minacciato su un versante da un laicismo che non consente alle fedi la manifestazione pubblica e, sull’altro, da una nuova forma di confessionalismo che vorrebbe imporre a una società etnicamente, culturalmente ed eticamente plurale la propria posizione di pensiero e di prassi come esclusiva.

Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, “La differenza cristiana”, Einaudi 2006

LETTERA DI UN VICEPARROCO DI CATANIA

Caro Antonio (il destinatario è il sovrintendente del teatro Bellini, ndr),
ti prego, togli la croce dalla facciata del Teatro Bellini! Non so cosa ne pensano preti e vescovi della tua iniziativa, come dell’altra di consacrare il teatro alla Madonna, ma, conoscendo l’humour clericale, credo che, sotto i baffi, si stiano facendo una bella risata; e anche Cristo, dall’alto dei cieli, vedendosi appeso fra Violetta e Norma stia sussurrando: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. La croce, caro Antonio, non si appende alle pareti; i cristiani sanno che si carica sulle proprie spalle per incamminarsi con essa dietro Gesù Cristo. Il Vangelo è una cosa seria. Un luogo come un teatro, a prescindere da ciò che accade all’interno delle sue mura non è il più adatto per metterne in evidenza le esigenze. Il Crocifisso è il simbolo della fede. Non è un simbolo culturale o un collante di identità etniche e nazionali. Ridurlo a questo vuol dire depauperarlo, svuotarlo, impoverirlo di significato; ed è quello che è esattamente avvenuto: abbiamo aule scolastiche e aule di tribunali piene di crocifissi appesi al muro e vuote di cristiani, veri ed autentici… Per favore, togli Cristo dai muri del teatro! Credimi! Non è a suo agio! Con cordialità!

Salvatore Resca, vice parroco della parrocchia “Santi Pietro e Paolo”